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Posted on 25 Gen 2016 in Banche, Consigli, Consulenza finanziaria, Educazione finanziaria, EFPA

Bail In – Istruzioni per l’uso

Bail In – Istruzioni per l’uso

Questo articolo  viene subito dopo quelli  relativi  al Patrimoni di Vigilanza (CET1 Ratio) e alle Obbligazioni Subordinate  e volutamente  precece quello che scriverò nelle prossime settimane e che titolerò: Come faccio a sapere se la mia banca è sicura?

Nelle prossime righe di questo articolo, risponderò a queste semplici domande:

  • Bail In e Bail Out cosa sono e quali differenze?
  • Chi rischia di più?  strumenti soggetti e strumenti esclusi
  • Dove è meglio non tenere i soldi se temo che la mia Banca sia a rischio?
  • Cosa rischiano effettivamente i risparmiatori dall’ 1/1/2016

Dopo i  crack quali Lehman, ad esempio,  dovuti principalmente ai debiti         sub prime e alla crisi di liquidità generata, eravamo nel 2007, molti Istituti di Credito Tedeschi, Irlandesi, Americani, Spagnoli, Franceschi etc. etc. sono  stati salvati  con i soldi di tutti i contribuenti,  gli Stati Sovrani sono intervenuti  a man bassa a salvare istituti di credito a rischio default.

La  conseguenza fu  la crisi del debito sovrano generato da questo modo di operare.  Gli Stati sovrani con  le loro disponibilità e quindi con le disponibilità di tutti i contribuenti, intervenivano a salvare queste Banche, che ricordiamo essere state Too Big To Fail.  Questo era il BAIL OUT, ossia salvataggio dall’esterno (Stati e contribuenti tutti pagavano la mala gestione degli Istituti di Credito).

L’Italia se si fa eccezione a MPS tramite i Tre Monti bond è stata quella che meno ha abusato di questo. Magari allora sono entrati i capitali stranieri a salvarci, ricordiamo i fondi del Governo  Libico o degli Emirati Arabi in Unicredit per esempio che risultano  ad oggi essere  i soci  di maggioranza relativa di quella Banca. Azionariato

Nella sostanza  però l’Italia  è stata quella che meglio si è comportata da questo punto di vista.

Poi passano gli anni, e dopo aver salvato  le Banche col capitale dei contribuenti (e quindi Bail Out)  la BCE si sveglia imponendo agli stati membri l’obbligo del Bail In, vietando il Ba il Out.

L’Italia in realtà ha dovuto nient’altro che recepire una direttiva di primo livello, la Germania ordina e che che ne dica Renzi, l’Italia esegue.   La normativa europea del BRRD/2014 è entrata in vigore in quasi tutta europa nel 2015,  in Italia su spinta BCE, come dicevamo è operativa a partire dal primo gennaio di quest’anno.

E Bail in sia. E quindi se sei azionista o presti i soldi ad una banca e questa è mal gestita, rischi tu azionista ed  obbligazionista, vedremo poi chi effettivamente e come.

In Pratica con il bail In il deficit di patrimonio rispetto a quello necessario perché la banca possa continuare ad operare , viene ricostituito mediante l’assorbimento delle perdite da azioni e degli altri strumenti finanziari posseduti e non più  trovati  all’esterno,  quindi non più a carico degli Stati sovrani e di tutti i contribuenti  (Bail Out)  ma presso gli stessi clienti e finanziatori dell’Istituto che vedono i loro crediti convertiti in capitale fino al livello necessario a ristabilirne la soglia minima.

Facciamo il caso in cui un istituto di credito sia sotto patrimonializzato e quindi con un CET1 Ratio supponiamo del 6%, a questo punto viene attivato quanto previsto da questa  normativa, il cui obiettivo principale è quello di prevenire la crisi degli intermediari finanziari, ma nel caso la crisi esploda, di risolverla con rapidità ed efficienza.

La normativa prevede che i singoli istituti devono predisporre un PIANO DI RISANAMENTO.

L’autorità di gestione della crisi, che di fatto sarà o BCE o Banca D’Italia  a  seconda dei casi  può anche arrivare a revocare e/o sostituire gli amministratori dell’istituto di credito attenzionato.

Nel caso di crisi conclamata si arriva alla RISOLUZIONE che consente all’autorità competente di intervenire con rapidità, l’autorità proposta potrà adottare tutta una serie di misure, di cui il Bail di fatto è solo l’ultima spiaggia (o quasi) tali misure sono:

  • Vendere Tutto il patrimonio della banca ad un terzo.
  • Trasferire il patrimonio della banca ad un ente ponte (Good Bank – Bad Bank) anche questo punto apre qualche  elemento di discussione , ricordiamo per esempio quanto accaduto alle 4 Banche Italiane a fine 2015 e quanto accaduto in Portogallo  tra Novo Banco e Banco Espirito Santo
  • Trasferire la proprietà della banca ai creditori azionisti cancellandoli o diluendoli (Bail IN)
  • Adottare qualche strumento pubblico di stabilizzazione nel caso occorra tutelare un interesse pubblico.

 Chi rischia di più?  Strumenti soggetti e strumenti esclusi

Sono soggetti alla normativa del Bail In:

  • Azioni e titoli assimilati (Ibridi)
  • Obbligazioni Subordinate
  • Obbligazioni Senior  non garantite
  • Depositi oltre i 100.000€ di persone fisiche e PMI (sono escluse le Grandi Imprese)

 

Sono  esclusi  dalla normativa del Bail in:

  • Il Risparmio Gestito (Gestioni Patrimoniali, Fondi e Sicav)
  • I Pronti contro Termine qualunque sia il sottostante
  • I titoli nei depositi titoli (ovviamente al netto delle azioni e obbligazini della banca)
  • I prodotti Assicurativi

 

Dove è meglio non tenere i soldi se temo la mia banca sia a rischio?

Da quanto detto sopra, è evidente che nel caso la mia Banca sia a rischio devo assolutamente evitare strumenti quali Azioni, Obbligazioni, soldi sul conto per oltre 100.000€ strumenti  di raccolta diretta quali Time Deposit, Certificati di Deposito, Depositi a risparmio.

In realtà è stato fatto uno studio ed una simulazione da parte di Prometeia  se non ricordo male,  dove si evidenzia  che in caso di perdite sistemiche del 3%, il capitale è sufficiente a ripianare le perdite senza toccare i depositi , inoltre anche nel  caso di perdite pesanti  dell’ 8% ad esempio, cosa mai accaduta,  comunque sia  non verrebbero toccasti i depositi sopra i 100.000€, quindi  il rischio  per i conti correnti sopra il 100.000€ è solo teorico, in quanto gli altri asset coprirebbero abbondantemente eventuali svalutazioni del nostro sistema bancario.

Ma se voi aveste qualche milione di euro lo lascereste sul conto?  Correreste questo rischio?  Personalmente dopo il 2007 ho scoperto che tante volta la realtà supera la teoria ed ogni previsione, certezze non ve ne sono. Un esempio? Prima del 2007 Titoli di stato e obbligazioni bancarie erano quanto di più sicuro, a rischio ZERO, ricordate?

Ed ora? Nel dubbio, personalmente non lascerei un euro sopra i 100.000€ non fosse altro per una logica di  rischio –  opportunità, non succederà mai, ma se succede quel 2/3% di rendimento promesso  valgono il rischio che corro su qualche milione di euro?

Altra considerazione che mi sento di fare:  Prometeia  ragiona  su una media, ma nel sistema italiano ci sono Istituti  che hanno crediti malati del 6% come Credem oppure di oltre il 20% come MPS, corrono entrambe lo stesso rischio circa i depositi sopra i 100.000€? a  mio avviso no, e tu di chi sei cliente?

 Cosa rischiano effettivamente i risparmiatori dell’istituto di credito in crisi  dall’ 1/1/2016?

Nel momento in cui le autorità di  gestione della crisi, fanno scattare il piano di risanamento decidendo di adottare il Bail In, in primo luogo si  parte dal ridurre o azzerare il valore delle AZIONI, successivamente si interviene sulle OBBLIGAZIONI partendo dalle IBRIDE poi le SUBORDINATE infine le SENIOR (ammenochè le autorità non decidono di escluderle) le quali possono essere trasformate in azioni per ricapitalizzare la banca, o addirittura ridotte di valore. Solo in ultima battuta si sacrificano i correntisti con depositi superiori ai 100.000€ se persone fisiche o PMI

Per un’analisi dei tuoi investimenti o per un confronto sulle questioni oggetto dell’articolo rimango a disposizione all’indirizzo mail:  m.vanzini@ims.vr.it