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Posted on 18 Feb 2018 in Banche, Consulenza finanziaria, Educazione finanziaria, Pianificazione finanziaria

INDIPENDENTE  per vocazione ma il nostro resta un Paese bizzarro (Rif. Interpello n. 954 – 914/2017 dell’AdE)

INDIPENDENTE per vocazione ma il nostro resta un Paese bizzarro (Rif. Interpello n. 954 – 914/2017 dell’AdE)

Oggi voglio parlarvi di Consulenza Finanziaria Indipendente o Fee Only o Autonoma, attività che svolgo tramite INVEXPERT da oltre 10 anni, da quando cioè ho lasciato l’ovattato mondo bancario stanco delle quotidiane politiche di budget commerciali che mi venivano imposte e ancor più stanco del perenne conflitto di interessi che mi vedeva obbligato a vendere prodotti cari e inefficienti ad affezionati clienti.

Dopo anni di rinvii e fiumi di parole, finalmente il 2018 con l’avvento di Mifid2 e del nuovo albo dei consulenti autonomi, vede ufficializzata la nascita dei Consulenti Autonomi.

A me piace definirmi un Angelo Custode Finanziario, tra i miei obiettivi c’è anche quello di fare cultura ed educazione finanziaria e per dirlo con le parole della Proff.sa Lusardi il fine è anche quello di creare quel benessere finanziario che regala una maggiore serenità a tutta la famiglia. Il Consulente Indipendente persegue logiche di Pianificazione Patrimoniale per obiettivi di vita e di tutela del patrimonio, eroga molti altri servizi ed anche il servizio di gestione dei patrimoni finanziari, ma lo fà in maniera indipendente e privo di ogni sorta di conflitto di interessi, la sua remunerazione non arriva dalle fee di gestione o di performance generate dai prodotti venduti, come avviene per altri operatori finanziari (Banche e Promotori Finanziari) ma arriva unicamente dalla parcella pagata dal cliente risparmiatore al professionista consulente. Io credo che la parcella pagata per un’attività di pianificazione patrimoniale e di gestione indipendente del portafoglio finanziario potrebbe addirittura essere detraibile dal reddito. Ed invece in Italia cosa accade?

Ve ne parlo segnalandovi l’interpello 954-914/2017 dell’Agenzia delle Entrate, ma alla luce dell’indipendenza che mi caratterizza , non voglio commentarlo per non risultare fazioso e di parte, mi limito unicamente a citarlo e ad esporlo così come è stato comunicato dall’Agenzia delle Entrate stessa. Lascio poi ad ognuno le proprie valutazioni ed i commenti.

L’Agenzia delle Entrate elogia le attività di consulenza finanziarie indipendenti e slegate da qualsiasi operatore, attività di consulenza che non distribuisce strumenti finanziari propri, non percepisce retrocessioni da banche depositarie o da altri operatori finanziari. Nell’ Interpello citato l’AdE dice:

“ L’autonomia e la terzietà della società istante rispetto al soggetto che promuove i titoli ovvero a qualsiasi altra realtà finanziaria coinvolta è apprezzabile anche dal punto di vista operativo, in quanto, qualora il cliente intenda disporre operazioni relative a strumenti finanziari conformi alle raccomandazioni ricevute dalla società istante, lo stesso deve necessariamente avvalersi dell’intermediario presso il quale è depositato il patrimonio oggetto del servizio e/o di altri intermediari individuati, a sua discrezione, autorizzati alla negoziazione per conto proprio, all’esecuzione di ordini per conto dei clienti, alla ricezione e trasmissioni di ordini e/o al collocamento di strumenti finanziari.”

Bene mi viene da dire, viene finalmente riconosciuta, dato valore ed elogiata, dopo tanti anni, la figura, l’autonomia, la terzietà del consulente indipendente e si mette in evidenza che non maneggiano direttamente il denaro ed il patrimonio finanziario del risparmiatore.

E quindi?

Ricordo come attualmente vige l’esenzione ai fini Iva per la consulenza in materia di investimenti e per la distribuzione di polizze per conto di compagnie assicurative,

Nello stesso interpello l’AdE ribadisce l’esenzione per chi fà consulenza in materia di investimento erogando il servizio di intermediazione o negoziazionesottolinea invece come ai compensi dei consulenti autonomi fee only si applica l’Iva al 22%. La motivazione data è che l’assenza di incentivi o retrocessioni da parte di terzi qualifica l’indipendenza dell’attività di consulenza che, pertanto, non sarà qualificabile come attività di negoziazione o intermediazione ai fini fiscali e quindi non può godere dell’esenzione dell’IVA. Quindi, visto che sei indipendente e non percepisci incentivi e retrocessioni le tue parcelle pagano iva 22%, che non paga invece chi eroga consulenza non indipendente e continua a percepire incentivi o retrocessioni.

FANTASTICO

Siamo o non siamo uno strano paese? Prima si elogia l’indipendenza ma poi la si penalizza fiscalmente. (Ops non dovevo commentare, vero)

Forse è un problema di Lobby? forse che in piena campagna elettorale è più intelligente discriminare chi eroga consulenza non indipendente (Il grosso degli operatori) rispetto a quei quattro gatti che in Italia vorrebbero ancora operare con trasparenza in qualità di consulenti finanziari indipendenti a tutela dei risparmiatori e dei loro risparmio?

E per chiudere mi chiedo:

Ha senso operare da indipendente ed essere chiari e trasparenti e vedersi le parcelle caricate di un 22% di iva o ha più senso continuare a erogare consulenza non indipendente, percepire retrocessioni ed incentivi nascosti nelle commissioni di gestione avvantaggiati anche dal fatto che tali attività di negoziazione ed intermediazione sono esenti IVA?

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